Amaryllis: la vita che sboccia dal nero della violenza

Neanche due mesi fa, seduti nel Salone sant’Anna di Borgaretto, sentivamo i racconti raccapriccianti della violenza fatta sui più piccoli e solo sfioravamo il tema della violenza sulle donne grazie all’incontro organizzato con Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo Onlus, da anni al fianco delle vittime di pedofilia.

In occasione della serata dedicata alle donne,  abbiamo toccato il tema della violenza con Amaryllis Onlus e la sua vice presidente, Katia Lava, avvocato penalista iscritta al Foro di Torino, mamma di un bimbo di 8 anni.

di Michela Caccavo

Ciò che colpisce, forte, allo stomaco, è la consapevolezza che la vittima, quella che dovrebbe ricevere tutto il sostegno necessario e avere la forza di sentirsi dalla parte “giusta” sia in realtà arsa dal senso di colpa, che non le permette di muovere un passo. Come sempre, la consapevolezza si acquisisce e solo attraverso una corretta e capillare informazione e un’adeguata prevenzione, si possono davvero aiutare le vittime di violenza.

Dottoressa Lava, avvocato, donna, vice-presidente di Amaryllis Onlus: nello specifico di che cosa si occupa per Amaryllis?

Dal 2014 sono entrata a far parte dell’Amaryllis Onlus, di cui nello scorso anno sono diventata vicepresidente. Il mio ruolo all’interno dell’associazione, nello specifico, è proprio quello di assistere la donna dal punto di vista legale, in particolare nel processo penale, e quindi partendo dalla denuncia fino ad arrivare all’assistenza nel processo.

Amaryllis si occupa di sostegno alle vittime di abusi. Ma di quale violenza si parla? Siamo abituati ai gesti, folli, che sentiamo nei notiziari: è “solo” questa la violenza che colpisce le donne o ve ne sono di diversi tipi?

Si, Amaryllis si occupa di dare sostegno alle vittime di violenza di genere. I gesti “folli” di cui sentiamo parlare sono, purtroppo, solo l’apice della violenza fisica. Ma queste vittime sono sottoposte spesso per molto tempo ad altri tipi di violenza, violenza psicologica, economica per arrivare poi alla violenza fisica anche nelle sue forme più estreme.

La maggior parte delle violenze è domestica o comunque fatta da conoscenti. Come mai è così difficile per la donna denunciare?

 Credo che il problema sia soprattutto il fatto che dall’estraneo è più facile difendersi, è più facile denunciare perché non si è legati da nessun tipo di rapporto.

Il marito, il convivente, il fidanzato sono persone cui la donna è comunque legata, persone di cui è o è stata innamorata, persone con cui ha avuto dei figli. E soprattutto teniamo conto del fatto che l’uomo maltrattante non si palesa subito come tale, o quantomeno non subito con la violenza fisica. Si inizia solitamente con una violenza di tipo psicologico, l’uomo tende a far sentire la donna inferiore, tende ad isolarla dalla cerchia delle amicizie e dalla famiglia, spesso arriva a farle perdere il posto di lavoro, in modo che sia in tutti i sensi dipendente da lui. E proprio questa dipendenza e molte volte il sentirsi in colpa, sentire che non si può fare comunque a meno dell’uomo che si ha, porta la donna a non denunciare se non, magari, dopo diversi anni. Nella maggior parte dei casi poi la violenza è ciclica, quindi soprattutto dopo la fase più acuta, che solitamente è la fase della violenza fisica, arriva il “finto pentimento” del maltrattante che fa però credere alla vittima che sia stata l’ultima volta e quindi facendola ancora una volta desistere.

Quali sono le ripercussioni a breve e lungo termine nella vita di una donna e quali le ripercussioni sulla società?

 Le ripercussioni sulla donna ovviamente sono gravi. La donna vittima di violenza è una donna che sta male, e non parliamo solo dei lividi sul corpo, è una donna che si ritrova molto spesso sola e, come abbiamo detto prima, senza un lavoro. Ed è, quindi, una donna che deve essere presa in carico dalla società perché ha bisogno di un supporto psicologico, molte volte di un posto dove stare, di un contributo economico, per non parlare di tutto ciò che concerne l’assistenza dei figli minori, quando vi sono.

Ed è anche per questo motivo che è di fondamentale importanza l’informazione e soprattutto la prevenzione, fatta nelle scuole, fatta tramite incontri, anche in occasione di quelle che sono le ricorrenze ufficiali per ricordare questo importante tema, quali il 25 novembre (Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ndr) e l’8 marzo. E proprio il discorso della prevenzione e dell’informazione anche per la società rappresenta uno dei progetti fondamentali della nostra associazione.

Chi sono le altre vittime della violenza sulle donne? Penso in particolare ai bambini: che cosa succede rispetto a questa violenza “vista”?

Sicuramente quando ci sono dei bambini questi sono le altre vittime della violenza. Alcune volte, purtroppo, vittime dirette altre volte vittime di quella che viene definita “violenza assistita”. L’impatto sul bambino di quest’ultima forma di violenza è gravissimo, può provocare importanti danni psicologici. Finalmente la violenza assistita è riconosciuta adesso anche dal punto di vista giuridico, essendo stata introdotta come reato specifico. Un passo avanti sicuramente per far capire l’importanza del problema.

Che cosa deve o può fare una donna vittima di violenza?

Una donna vittima di violenza deve innanzi tutto iniziare a parlare di quello che le succede, trovare un sostegno e allontanarsi dalla situazione violenta.

Quali sono, sul nostro territorio, i punti di ascolto per le donne vittima di violenza e come potete essere contattati?

 In primis vi è il Nucleo di Prossimità presso la Polizia Municipale. Ultimamente in alcune stazioni dei carabinieri stanno nascendo dei luoghi in cui la donna può essere accolta e ascoltata in un ambiente più protetto e accogliente. Si tratta del progetto “Una stanza per te”, cui anche l’Amaryllis Onlus ha partecipato.

Inoltre, l’Amaryllis, dopo aver gestito lo sportello “Spazio Donna” nel comune di Moncalieri si sta attivando per aprire altri sportelli di ascolto nel Comune di Torino e cintura.

Al momento possiamo essere contattate tramite i recapiti presenti sul nostro sito www.amaryllisonlus.com o tramite mail all’indirizzo onlusamaryllis@gmail.com.

Dopo la denuncia, cosa “scatta” nella vittima e quale percorso può intraprendere?

Dopo la denuncia la strada della donna non è sicuramente semplice, non si può negare, in quanto vi sarà un processo comunque da affrontare. Non è semplice ma sicuramente veder riconosciuti i propri diritti in un’aula di Tribunale è un ulteriore passo per far capire alla donna che non è da sola e che denunciando ha fatto la cosa giusta. Il fatto, poi, di riuscire a raccontare, testimoniare e condividere la propria esperienza anche attraverso libri o incontri pubblici è molto importante sia per la donna che in questo modo inizia a liberarsi del peso che porta dentro, di un dolore che non è più solo suo, sia ovviamente per chi ascolta.

Amaryllis a Borgaretto l’11 marzo: quale tema verrà trattato? Quali ospiti avremo sul palco?

L’11 marzo a Borgaretto salirà sul palco insieme a noi Elena Cerutti, donna, medico, che ha vissuto sulla propria pelle una dolorosa esperienza di violenza domestica ma che ha trovato il coraggio di raccontarla in uno splendido libro “Lo sconosciuto” che, oltre a far comprendere come purtroppo chiunque possa ritrovarsi in situazioni simili, vuole lanciare anche un importante messaggio di speranza dicendo che da queste situazioni si può uscire e ricominciare. Nello specifico l’11 marzo insieme ad Elena e tramite alcuni brani tratti dal suo libro, si parlerà di violenza assistita.

Prossimi eventi e/o progetti?

Diamo appuntamento a tutti con Amaryllis Onlus e con Elena Cerutti alla festa del libro di Orbassano l’8 aprile 2017.

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