Prometeo: il fuoco donato

 

In occasione dell’incontro che organizziamo a Borgaretto, presso il salone Sant’Anna, venerdì 20 gennaio, abbiamo intervistato il presidente e fondatore di Prometeo, Massimiliano Frassi, relatore della serata: neanche 50 anni e già autore di tre best seller sul tema della lotta alla pedofilia, conferenziere e formatore, da sempre impegnato nel sociale e nell’aiuto alle vittime di abusi, da più di 15 anni in prima linea contro la pedofilia.

Chi è Prometeo? Figlio della dea della terra e della giustizia Geatemi “s’impadronì del fuoco sacro degli dei celesti, per farne dono agli uomini affinché ne facessero strumento di riscatto e di progresso. Giove, si adirò per questo. E Prometeo fu punito duramente. Ma in seguito gli fu concesso di lasciare che l’umanità beneficiasse di quel prezioso bene. Mi ci sono appropriato di quel fuoco. Che accende. Scalda. Illumina e coinvolge. Adesso il fuoco è tuo, trasmettilo, alimentalo.” Inizia così la presentazione dell’Associazione Prometeo Onlus, prendendo a prestito le parole di Renato Zero.

Prometeo, chi è? E’ fuoco che scalda, che illumina il buio dell’anima quando il dolore è troppo forte. E’ fiamma che si leva alta contro gli abusi, sessuali e non, perpetrati a danno dei più deboli.

Nella presentazione di Prometeo, si legge che “nella realtà in cui opera non è presunzione sostenere che esista un prima e dopo”, quindi la prima domanda è d’obbligo: che cosa ti ha spinto a fare il primo passo nella lotta alla pedofilia e, da questo, come si è sviluppata da Bergamo agli Stati Uniti, a Londra?

«Una serie di cause, che sarebbe lungo e forse noioso raccontare. Di sicuro si sono presentate quelle che io chiamo “coincidenze” ma che coincidenze non lo sono affatto, per le quali ho intrapreso questa strada. Una strada che ci ha portato a stringere contatti importanti, nati sulla qualità del lavoro fatto, sull’impegno, sul metterci tutti noi stessi. Il primo spunto fu proprio incontrare un bimbo abusato. Vedere la natura del suo dolore. Quel tendere ad infinito, senza avere, apparentemente, alcuna via di uscita. Restavano due possibilità: fermarsi o andarsene. Mi fermai.»

Cosa vuol dire essere l’unica grande associazione in Italia che parla e struttura il discorso sulla pedofilia e perché, secondo voi, non è un tema così “sentito” nel nostro Paese?

«Ci sono tante altre realtà. Noi forse siamo gli unici che ogni giorno lottano anche e soprattutto per far sì che cambi la cultura, la mentalità di chi sta là fuori, in prima linea se lo interroghi sul suo ruolo contro la pedofilia, assente quando all’interrogazione segue una chiamata alle armi.
Cosa serve cambiare? Tutto. Rimettiamo il bambino come bene reale al centro del nostro mondo. Un bene da accudire, proteggere, crescere e forse, forse, cominceranno a cambiare le cose.
»

Chi sono gli “amici” della pedofilia?

«Bella domanda. Innanzitutto direi che sono tanti. Non sempre così invisibili come la loro codardia richiederebbe. E sicuramente trasversali. Dall’istituzione complice, o assente, alla vicina di casa che alza il volume del televisore per non sentire quel bimbo piangere…».

Due sono le vostre direttrici: la rabbia contro ogni abuso e la formazione, divulgativa e specialistica. Che cosa “paga” di più? E contro quali problemi si scontrano nella quotidianità?

«Non so se è per l’esperienza o solo perché siamo cresciuti e invecchiati, ma la rabbia oggi è meno evidente. E quando c’è è sempre un grido di dolore, per chi non ha nemmeno quella possibilità. La formazione è uno dei nostri fiori all’occhiello. Da anni abbiamo un corso per le forze dell’ordine e per gli insegnanti e credo siamo gli unici a girare instancabilmente l’Italia a fare conferenze. I problemi sono quelli di sempre. Il muro d’omertà di chi non vuole che se ne parli, per interessi personali, o perché è affettivamente analfabeta e pensa che la cosa non possa interessare.»

Prometeo leva la voce per tutti gli abusati: perché, secondo voi, oggi vi è ancora tanta paura nell’ascoltare le testimonianze delle vittime di pedofilia?

«Le cose sono cambiate da quando anni fa, quasi timidamente, osammo chiedere a chi aveva subito abusi di raccontarsi. Esporsi. Mostrare quelle ferite, poiché erano le ferite non del singolo ma della collettività. Certo a volte rimane quella paura, quel “se non ascolto non conosco, se non conosco non esiste, se non esiste io posso stare bene”. Dico solo che questa frase è quella che il 90% dei genitori di bimbi abusati mi hanno poi confessato al primo colloquio.
Ed aggiungo che l’omertà, il non parlare, lo zittire la voce delle vittime, è l’arma più potente che permette a chi abusa di continuare a farlo
».

Il pedofilo è un vero e proprio malato nella psiche: Prometeo ha un ruolo nell’accompagnare il pedofilo “pentito” dopo l’accertamento clinico? Come si pone la rabbia nei confronti del dolore del malato che ha compreso ciò che ha fatto?

«Se tecnicamente è un malato, realmente è un criminale. Astuto, consapevole, abile. Che non prova empatia. Che sa di fare del male. E gode nel farlo. Le porte per lui sono aperte, se viene da noi e chiede aiuto. Peccato che in 20 anni di lavoro con questo atteggiamento non ne abbiamo incontrato uno!»

Massimiliano Frassi e Prometeo, dall’FBI di New York a Borgaretto: come è accaduto?

«Andiamo ovunque ci chiamino. Dalla grande città al paese più sperduto. Nulla di sensazionale. Serve disponibilità da ambo le parti ed a Borgaretto c’è stata».

Dalla locandina della serata emerge un legame donne-bambini come vittime di abusi e si presume che il pedofilo sia maschio, adulto, spesso un familiare. E’ una visione distorta del pedofilo o è coerente con la vostra esperienza?

«Nella stragrande maggioranza dei casi lo è. Emerge però prepotente quanto disturbante una percentuale di donne abusanti. Poche nei numeri, tantissime nella “qualità” se si capisce cosa intendo».

Che cosa può e deve fare un abusato o chi ne viene a conoscenza?

«Chi ne viene a conoscenza non voltarsi dall’altra parte. Diventerebbe complice a vita.
Chi subisce abusi invece, o li ha subiti nell’infanzia, deve innanzitutto… assolversi. Perdonarsi. E restituire al legittimo proprietario quel carico di sensi di colpa che ne affligge l’esistenza, minandola in termini di serenità. E poi sapere che quel dolore non sarà per sempre. E che c’è tanta, tantissima vita, che non va più fatta aspettare
».

Sbaglio o nel tempo il vostro lavoro è, se così posso dire, cambiato? Nel senso che avete oggi un’impostazione meno di impatto sociale e più di supporto alla persona.

«Come dicevo prima sarà l’età sarà l’esperienza, ma ci siamo sottratti a quelle lotte al massacro che non portano a nulla, se non poi a vedere pedofili in libertà. Certo il piano della denuncia sociale resta presente e alto, ma oggi di tanti altri aspetti correlati, di delinquenti che per difendere sé stessi, i propri parenti, la propria categoria ma anche il proprio grasso portafoglio diffondono l’idea che i bambini queste cose se le inventino, sinceramente ci occupiamo in modo più marginale. La storia li consegnerà all’oblio. La società civile l’ha già fatto da tempo. Oggi per noi prioritario è il lavoro di recupero alla vita sia dei bambini che degli adulti che da piccoli hanno subito abusi e hanno poi visto spazzati via interi decenni di vita, affogati nel dolore, in disturbi alimentari, in attacchi di panico o depressioni. Questo è ciò che conta. Il pirata che è in noi è vivo e vegeto. Ha solo capito quali sono le priorità».

E dopo Borgaretto, dove andrà Prometeo? Progetti per il futuro?

«Continuare a meritarci la stima di chi ha voglia di riprendersi la propria esistenza. Lavorando sempre di più e sempre meglio».

Michela Caccavo


One thought on “Prometeo: il fuoco donato

  1. Monica Binda

    Diffondiamo..ascoltiamo e non facciamo finta di niente. La Pedofila è ovunque…difendiamo i nostri bambini. Diamo voce al loro dolore..
    Grazie Massimiliano Frassi, grazie Prometeo.

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