Il GAV Onlus in prima linea

 

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La chiesa distrutta (credits Madian Orizzonti Onlus)

Quando la terra trema, quando la devastazione della natura supera ogni immaginazione, quando gli stivaletti da pioggia non bastano più e il vento scoperchia le cattedrali, quando tutto sembra ormai perso, ecco che l’uomo si rende conto che cosa possa significare la furia della natura.

Nella nostra Italia, tali devastazioni sembrano lontane anni luce, eppure la terra ci squassa dalle fondamenta; all’estero è spesso il cielo che tuona distruzione. Che cosa c’entriamo noi con tutto questo dolore, che cosa possiamo fare? E’ la domanda che sempre ci rivolgiamo ogni volta che al TG ci informano di una nuova tragedia.

Amatrice prima, Haiti dopo.

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Amatrice il giorno dopo (credits Opensource)

Un terremoto ed un uragano. Entrambi tra i più violenti che i due Paesi abbiano mai registrato. Amatrice ha colpito tutti noi nel profondo: un’Italia vera, vicina, che tutti potevamo figurarci, in una notte è andata completamente distrutta. Centinaia le vite spezzate.

Case che non esistono più, tradizioni completamente spazzate via dalla furia di un terremoto che ha colto tutti di sorpresa, nel sonno, lasciando sgomenti e spersi in un mondo che non era più riconoscibile.

Haiti è diverso. E’ un paese che pochi hanno visto con i loro occhi, è nei Caraibi e pensare ad un paese povero nei Caraibi, per i nostri preconcetti di europei, è ancora più complicato.

Cadaveri, di uomini e animali, case rase al suolo, cattedrali scoperchiate, missioni distrutte, ospedali lasciati in ginocchio. Colera.

Fame.

Il nulla.

Pensate a strade di fango, case con tetti di lamiera appoggiati sopra a muri instabili, chilometri da percorrere per arrivare alla prima fonte di acqua potabile, bambini che corrono soli per le strade, povertà assoluta; missioni che cercano di costruire un futuro; contadini che arano terreni e allevano bestie sperando così di sostenere dignitosamente la propria famiglia. Immaginate che tutto questo sia spazzato via, dalla furia della natura.

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Padre Massimo Miraglio e Padre Robert Daudier davanti ai tetti scoperchiati del Centro ospedaliero per la cura delle lesioni cutanee (CLC) (credits Madian Orizzonnti Onlus)

Immaginate il giorno dopo: nessun elicottero, nessun mezzo militare pronto ad intervenire, collegamenti saltati, trasporti inesistenti, le poche ambulanze presenti completamente bloccate da strade impercorribili; alberi caduti su linee telefoniche e tubature dell’acqua. Il colera che, endemico nell’isola, inizia a mietere le prime vittime, soprattutto bambini. Sempre loro, sempre i più colpiti.

Dei bambini, ma non solo, si occupa la missione dei padri Camilliani che sosteniamo da anni nel piccolo centro di Jérémie, nel sud dell’isola: stanno costruendo, anno dopo anno, un ospedale per curare le ustioni. In un paese in cui la cucina è all’aperto, spesso, su fornelli di carbone senza alcuna protezione, inciamparvi e bruciarvisi, per i bambini, è un attimo. L’ospedale avrebbe potuto essere terminato nel 2017 ma ora, dopo Matthew chi può dirlo. Le parole dei Camilliani sull’isola, riportate sul sito di Madian Orizzonti, la Onlus dei Padri Camilliani, che opera in queste situazioni di crisi, sono di angoscia e disperazione.

Ciò che più colpisce leggendole, oltre lo sgomento e il dolore di una tragedia vissuta, è la paura che non possa più esistere un futuro per quella popolazione: campi e bestie uccisi dalla furia del vento e della pioggia, marciscono lungo le strade, lasciando senza un domani un’intera popolazione rurale.

Per generazioni.

Ecco che allora, dall’Italia non possiamo rimanere fermi.

Non possiamo non fare qualcosa per lenire, anche se minimamente, il dolore di queste popolazioni e cercare, con l’aiuto di cui noi e tutti i nostri sostenitori, siamo capaci, di essere loro vicini.

E così, abbiamo deciso di rispondere velocemente all’emergenza: per Amatrice prima e per Haiti dopo.

Un mese e mezzo fa, per la nostra Italia, ci siamo attivati subito, in collaborazione con tutta la popolazione di Borgaretto e con il distaccamento degli Alpini di Candiolo che con una colonna mobile ha potuto portare aiuti ai nostri connazionali, aiuti che abbiamo raccolto in pochi giorni chiedendo il supporto di tutti i nostri concittadini. La risposta è stata massiccia. Ma non volevamo fermarci ad una raccolta sporadica, il brutto viene dopo, quando tutti si dimenticano di ciò che è successo e quando accade un’altra disgrazia.

amCirca un mese dopo il terremoto, abbiamo contattato il Consorzio dei piccoli produttori di Amatrice e dintorni offrendoci di acquistare prodotti locali per ridare vita, pian piano, all’economia e sostenere il lavoro di chi era sopravvissuto. Anche questa volta, la risposta è stata più che generosa: Borgaretto e non solo, ha ordinato circa 140 kg di alimenti tra guanciale, pecorino e ricotta, gli ingredienti base dell’Amatriciana.

Invece, per Haiti è appena iniziata la raccolta di emergenza di alimenti a lunga scadenza e farmaci.ht

A noi si sono strette tutte le realtà di Borgaretto e dintorni: insieme per raccogliere quei beni che possono davvero dare respiro a gente lasciata in ginocchio.

Anche se lontani, ci stringiamo a queste realtà vessate, domandandoci fino a che punto si spinga la sofferenza e cercando, col cuore, di arginare i bisogni di questi nostri fratelli.Come sempre, il grazie più grande va a tutti coloro che ci seguono e che continuano a rispondere fortemente e con convinzione ai nostri appelli, permettendoci di continuare in questo cammino di cooperazione e aiuto reciproco.

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